p 205 .

Paragrafo 1 . Un tentativo di sintesi del pensiero greco.
     
Introduzione.

Abbiamo  visto  che, nel periodo dell'affermazione del  dominio  di
Roma  sul  Bacino  del Mediterraneo, l'elaborazione  filosofica  si
rivolge  a quelli che sono ormai diventati i classici del  pensiero
greco: Platone, Aristotele, le "scuole" ellenistiche.
     Proprio ad Alessandria, che era stata il centro pi importante
della  cultura  ellenistica, si tenta, in pieno  dominio  imperiale
romano, una sintesi del pensiero classico greco, all'interno  della
quale   far   convivere   platonismo  e  aristotelismo,   influenze
neopitagoriche e forme di pensiero e dottrine religiose di  origine
orientale,  ma  soprattutto realt ideale e  realt  sensibile.  In
questo  contesto Ammonio Sacca ripropone il grande compito che  gi
si era posto Platone: conciliare l'intelligibile con il sensibile.
     Se   questo  tentativo  costituiva  l'aspetto  essenziale  del
pensiero  di  Platone,  manifestatosi  nel  famoso  "parricidio  di
Parmenide", la filosofia dal terzo secolo dopo Cristo all'Umanesimo
del quindicesimo secolo  caratterizzata da uno sforzo analogo, e a
ragione  chiamata neoplatonismo.
     
Plotino.
     
Il  tentativo di Platone era per sostanzialmente fallito:    vero
che,  all'interno  del  mondo delle Idee,  l'Uno  e  il  molteplice
convivono  grazie  alla dialettica; ma, come abbiamo  rilevato  pi
volte,  intelligibile  e sensibile sono separati  da  una  frattura
insuperabile, che il mito del Demiurgo non riesce certo  a  saldare
in maniera convincente.
     D'altro  canto  anche Aristotele aveva lasciato aperta  quella
frattura: il motore immobile, che muove l'universo sensibile  senza
muoversi,  esercitando su esso solo una forza di attrazione,  resta
separato da quell'universo, non vi entra mai in contatto.
     
     p 206 .
     
     Il  circolo  originario che abbiamo trovato  all'inizio  della
filosofia greca, rappresentato dal Tutto da cui ogni cosa  proviene
e  a  cui  ogni  cosa ritorna, era stato spezzato  -  come  osserva
Emanuele Severino(1) - da Platone e da Aristotele, che avevano dato
vita  a  due  semicerchi  incapaci  di  risaldarsi  tra  loro:   il
semicerchio dell'Immutabile da un lato, che "organizza" in  maniera
razionale  la  materia senza confondersi con essa;  il  semicerchio
della materia dall'altro, che diviene, che "aspira" all'Immutabile,
senza mai poterlo raggiungere.
     
La creazione.
     
Plotino  coglie la contraddizione: se il mondo sensibile esiste  al
di  fuori dell'Immutabile (Dio) e non  prodotto da esso,  Dio  non
potrebbe essere atto puro, ma dovrebbe essere, almeno in parte,  in
potenza,  perch mancante di qualcosa che sarebbe al  di  fuori  di
lui.  E se fosse in potenza sarebbe non immutabile, ma in divenire:
la   materia  separata  da  Dio  renderebbe  questi  partecipe  del
divenire.  Per  evitare che Dio perda la propria caratteristica  di
Essere immutabile  necessario che la materia sia legata a esso: la
materia deriva dall'Uno, perch l'Uno la crea.
     Plotino non pu, per, accettare che la creazione avvenga  dal
nulla  (ex  nihilo),  come vuole la tradizione  biblica:  tutta  la
filosofia  greca ha sempre sottolineato che nulla  pu  venire  dal
nulla.  Il  mondo  sensibile non pu che  derivare  da  Dio,  ma  
necessario  che  Dio,  nel  momento in cui  crea  la  materia,  non
sminuisca il suo essere Uno ed essere Tutto, la sua perfezione.
     Come   il  Sole  irradia  la  luce  in  ogni  direzione  senza
oscurarsi,  come dalla radice germogliano il tronco, i  rami  e  le
foglie che nulla tolgono alla radice, cos da Dio emanano tutte  le
cose, senza che egli ne risulti minimamente modificato.(2)
     
L'individuo.
     
Quando,  dopo  la morte di Plotino, Porfirio di Tiro, il  discepolo
pi  fedele, pubblic i trattati del maestro,(3) non li dispose  in
ordine   cronologico,  ma  in  maniera  sistematica,  ripercorrendo
attraverso essi la via per giungere alla conoscenza dell'Uno.
     Vogliamo  riproporre anche noi lo stesso itinerario,  in  modo
che  risulti  chiaro  che il punto di arrivo  di  Plotino,  un  Dio
trascendente e ineffabile(4), risponde all'istanza originaria della
filosofia ellenistica che tanto campo aveva preso nel mondo romano:
la liberazione dell'uomo dalle passioni e dal dolore.(5)
     
     p 207 .
     
     L'uomo   innegabilmente anche corpo, ma soprattutto    anima
separabile dal corpo.(6) La liberazione dal dolore e dalle passioni
passa  per  la  separazione, anche su questa Terra, dell'anima  dal
corpo:  una  forma  di  ascesi che ricorda  subito  certe  pratiche
orientali.(7) Il controllo sulle passioni, sul piacere e sul dolore
rende   l'anima  imperturbabile.  E  questo    ci  cui   dobbiamo
tendere.(8)
     
Il mondo  un palcoscenico.
     
Quaggi,  nel mondo dei sensi, dei corpi e degli animali assistiamo
a  stragi, morti, assedi e conquiste di citt, a guerre e a rapine,
ma  questa vita inferiore ed esterna non  niente pi che la  scena
di  un  teatro  dove l'uomo  un attore. L'anima  non  geme  n  si
lamenta,  perch  queste  vicende le sono esterne:  ad  agitarsi  
l'ombra esterna dell'uomo.(9)
     Il  teatro  -  si  noti  bene - non  un'illusione,  un  luogo
inesistente,   un luogo ben reale; illusorie sono le  scene  e  le
storie  che  si rappresentano sul palcoscenico. Qui sta  la  grande
differenza tra Plotino e Parmenide, e tra Plotino e Platone:  anche
dentro  la  caverna del mondo dei sensi l'anima pu  liberarsi  dei
panni  dell'attore e aspirare a Dio. "Pi di una volta,  ritornando
al  mio  vero  essere all'uscire dal sonno del corpo, ed  essendomi
estraniato ad ogni altra cosa, ma fattomi intimo a me stesso, ho la
visione di una bellezza meravigliosa"(10).
     Il  primo passo verso la trascendenza  l'affermazione dell'Io
("fattomi intimo a me stesso") come anima, come qualcosa di diverso
e separabile dalla materia e dalla storia.
     La liberazione dalla paura della morte e dal dolore non  data
dalla  loro  accettazione, ma da una sorta di  "fuga"  nell'Io  per
intraprendere un viaggio verso Dio. La nostra anima  si  liberi  da
ci  che   brutto, si faccia bella se vuole contemplare il  Bello,
cio Dio: "Giacch n l'occhio pu mai vedere il Sole, se non fatto
simile al Sole, n l'anima pu vedere il bello, se non fatta bella.
Si  faccia  dunque prima divina e bella tutta, se vuole contemplare
Dio e la bellezza"(11).
     L'ascensione  dell'anima  bella verso  la  contemplazione  del
divino avviene, per Plotino, secondo le modalit gi illustrate  da
Platone  nel Simposio: dalla bellezza corporea a quella incorporea,
dall'amore  per  la  bellezza  all'amore  per  il  creatore   della
bellezza.(12)

p 208 .

Oltre l'intelligibile: un Dio trascendente e ineffabile.
     
L'analogia  con  Platone cessa per quando si  tratta  di  definire
l'oggetto  della  contemplazione, il  Principio  Primo.  Di  solito
Plotino  lo  chiama l'Uno o il Bene, raramente  Dio.  Il  Bene  per
Platone   una Idea, l'Idea somma, che comprende tutte le altre,  e
per  questo coincide - come abbiamo visto(13) - con l'Essere e  con
l'Uno;  per  Plotino, invece, il Bene, l'Uno, trascende ogni  cosa,
compresa  la  realt  intelligibile, cio le  idee,  e,  in  quanto
trascendente,  diverso da tutte le cose.
     Con  Plotino  si afferma un concetto di trascendenza  fino  ad
allora sconosciuto nella filosofia greca, e quindi un nuovo tipo di
metafisica. La conoscenza dell'Essere, l'epistme, per la  quale  
nata  la  filosofia,  presupponeva - e  pu  sembrare  ovvio  -  la
conoscibilit dell'Essere. Quando la ricerca della Verit   andata
al  di l della phy'sis, e con Parmenide (ma in un certo senso  gi
con  Anassimandro)   nata la metafisica(14),  si    affermato  il
principio  che  l'Intelletto  umano potesse  conoscere  la  Verit.
L'Essere    intelligibile.  L'Essere,  d'altro  canto,      anche
Intelligenza (Lgos, Nos, Intelletto), per cui pensa e conosce  se
stesso e al tempo stesso  pensato e conosciuto anche dal sapiente,
dal  filosofo. In questo modo l'Essere  trascendente  rispetto  al
mondo  dei  sensi,  al  divenire, ma non rispetto  alla  mente  del
filosofo,  che  riesce a contemplarlo, a conoscerlo e,  in  qualche
modo a dirlo, se non altro affermando "l'Essere ".
     La  filosofia classica greca presume di poter "dire" l'Essere,
di  vedere l'Assoluto, cio ci che  a prescindere e al di  l  di
tutte le cose, ci che  libero, sciolto da tutto. Plotino pone  in
termini  nuovi il problema dell'Assoluto, spostando la  riflessione
su  un terreno che diventer essenziale fino alla filosofia moderna
e all'idealismo di Schelling e Hegel (all'inizio del diciannovesimo
secolo). L'Assoluto, per essere libero da tutto, non pu che essere
posto  al di l anche dell'intelligibile, quindi non pu n  essere
conosciuto  n  essere detto: l'Uno  inconoscibile  e  ineffabile.
L'Uno, che  Dio,  assolutamente trascendente. Dal momento che  di
Dio  non  pu  essere detto nulla, si  parlato,  per  Plotino,  di
teologia negativa: un atteggiamento destinato a essere ripreso  sia
nel corso del Medioevo sia in Et moderna.(15)

Le tre ipostasi.
     
Abbiamo  visto  fino  dal nascere della filosofia  che,  legata  al
concetto di Essere, si pone l'idea di sostanza, ovvero di  ci  che
sta  sotto,  che   all'origine di tutte le cose. Aristotele  aveva
parlato di ousa, che  l'essenza; Plotino introduce un termine che
  l'esatto  corrispondente greco del latino substantia: hypostsis
(ipostasi).
     
     p 209 .
     
     Sicuramente  l'Uno  ineffabile  e  inconoscibile    sostanza,
ipostasi, ma nella sua assolutezza non pu essere sostanza di tutte
le cose; cos Plotino pensa ad altri due tipi di sostanza, ad altre
due ipostasi, che svolgano una funzione di "mediazione" tra l'Uno e
la molteplicit del mondo sensibile: l'Intelletto e l'Anima.
     Attraverso  queste  due  ipostasi   possibile  stabilire  una
continuit  fra l'Uno e tutte le creature e spiegare quel  concetto
di emanazione cui gi abbiamo accennato.
     L'Uno  pu essere paragonato al Sole che irraggia la sua  luce
tutto  intorno, rendendo reale il molteplice che viene  illuminato,
fino all'estremo limite dell'ombra, che rappresenta la materia,(16)
senza che con questo il Sole perda nulla di s, n tantomeno la sua
unit.  Plotino usa anche un'altra immagine: un'unica, inesauribile
sorgente  dalla  quale  scaturiscono molti  fiumi,  che  all'inizio
percorrono  un  tratto  in  comune,  in  cui  le  loro  acque  sono
mescolate,  pur  sapendo che ognuno dovr poi  seguire  il  proprio
corso separandosi progressivamente dagli altri fiumi.(17)
     L'Uno  non  pu  accogliere in s nessuna forma di  divisione,
nemmeno  quella divisione dialettica che, per Platone,  unifica  il
molteplice,  e neppure quella implicita nell'aristotelico  pensiero
di  pensiero:  infatti il Pensiero (l'Intelletto)  per  pensare  se
stesso si divide in due, l'Uno che pensa e l'Uno che  pensato.  La
prima ipostasi plotiniana, restando assolutamente l'Uno, come  Sole
eterno  e  incorruttibile, come sorgente  inesauribile  ed  eterna,
emana da s la seconda ipostasi, l'Intelletto, attraverso il quale,
dal  momento  che esso pensa se stesso, incomincia il  processo  di
separazione;  Plotino  parla di "processione"  (prodos)  verso  il
molteplice.(18)
     Ma  l'attivit dell'Intelletto, orientata verso il molteplice,
  ancora  riferita  a una molteplicit di enti  intelligibili,  di
archetipi,  simili alle Idee platoniche. Perch questa molteplicit
possa   entrare  in  contatto  con  la  materia,  l'oscurit  oltre
l'estremo   raggio  della  luce  divina  dell'Uno,      necessaria
un'ulteriore  mediazione,  identificata  da  Plotino  nella   terza
ipostasi:   l'Anima   (psych).  L'Anima  rappresenta   un'attivit
dinamica che trasmette alla materia la vita divina dell'Intelletto.
Tutta  la  realt, a partire da quella degli oggetti  sensibili,  
quindi  dominata, o meglio animata, dalla razionalit, dal  momento
che  il  carattere  razionale dell'Intelletto, attraverso  l'anima,
raggiunge anche la materia.
     L'universo, quindi,  strutturato secondo criteri razionali  -
anche  se  talvolta pu apparirci in bala del caos  -  e  in  modo
rigorosamente gerarchico, come un unico organismo vitale, in cui le
forme di vita degradano dalle pi perfette
     
     p 210 .
     
     alle  pi  imperfette,  tutte comunque irradiate  dalla  luce,
seppure sempre pi debole, dell'Intelletto divino.
     In  questo quadro rientra l'opposizione di Plotino al pensiero
gnostico(19), che aveva diviso in due la realt, facendo operare al
suo  interno,  con eguale potenza, le forze del Bene e  quelle  del
Male.  Per  Plotino, come per Platone, il Male non pu essere,  dal
momento  che  tutto ci che  partecipa, anche se in minima  parte,
del Bene: il Male coincide con il Non-essere.
     
Il ritorno all'Uno.
     
Il  carattere  razionale e positivo di tutta la realt  fa  s  che
anche   all'estrema  periferia  dell'Essere,  l  dove  domina   il
molteplice  ed  fortissimo il legame con la materia, non  sia  del
tutto  perduta la memoria dell'Uno. L'anima individuale, che   una
determinazione, cio un modo di manifestarsi, della terza ipostasi,
l'Anima  cosmica,  conserva - come voleva  Platone  -  un  ricordo,
seppure confuso, della perfezione e dell'unit dell'Essere e  tende
a tornare ad esso.
     Nel   processo  discendente  dall'Uno  al  molteplice  l'anima
individuale   produce   un   contromovimento,   una   "conversione"
(epistroph) dal molteplice all'Uno, come se i fiumi in cui si  era
divisa l'unica e inesauribile sorgente invertissero il corso  delle
loro acque.
     Processo  discendente, conversione e ritorno costituiscono  il
circolo  dell'Essere di cui parlavamo all'inizio: l'anima, liberata
dal  corpo,  pu  aspirare al ricongiungimento  con  l'Uno.  E'  un
processo   senza  dubbio  di  tipo  mistico(20),  ma   che   lascia
intravedere  una  possibilit  di  conoscenza  dell'Assoluto,   che
avviene,  per  Plotino,  attraverso l'estasi  (kstasis):  l'uscita
fuori da noi stessi.
     
Il circolo imperfetto.
     
Il  movimento  circolare proposto da Plotino  vuol  superare,  come
abbiamo visto, il dualismo, la separazione tra mondo dell'Essere  e
mondo   del  divenire.  Ma  il  movimento  discendente   e   quello
ascendente, pur seguendo un percorso circolare, negano di fatto una
caratteristica  fondamentale della figura geometrica  del  circolo:
nel cerchio ogni punto  contemporaneamente inizio e fine e non pu
quindi esistervi un alto e un basso, mentre la struttura gerarchica
dell'universo plotiniano si fonda proprio sull'esistenza di un alto
e di un basso.
     Questa,    come    vedremo,      anche   una   caratteristica
dell'idealismo  moderno  che,  nel  momento  in  cui  riconosce  il
carattere di realt della natura e del molteplice, considera questa
realt come momento di massimo allontanamento dello Spirito  da  s
e,  quindi,  come  punto di partenza per ritornare  all'assolutezza
dello Spirito.

